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Di Pietra e di Fango

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Partire è un po' morire, si dice. E la Porte di Pietra era, è, innanzitutto questo: un viaggio, un lungo anello in luoghi tanto dietro l'angolo quanto sperduti e selvaggi e, soprattutto, dentro sé stessi. E d'altronde non ci si potrebbe aspettare niente di meno da un pioniere italiano del trail running come questa gara. E' ultra trail delle origini, una corsa dura ma senza la ricerca (ora forse troppo di moda) dell'estremo: 71 chilometri di sentieri a tratti docili e a tratti cattivi, selvaggi e, soprattutto, in autosufficienza alimentare. Ovvero niente cibo e ringrazia se trovi dell'acqua, che la natura non è un ristorante con pasta, minestra e crostatine. Insomma, non una gara qualsiasi. Così, la curiosità, la voglia di alzare l'asticella e la ricerca di un'esperienza nuova più che di una gara a perdifiato hanno avuto la meglio sulle incertezze sulla preparazione, sui piccoli ma ricorrenti infortuni e passi indietro degli ultimi mesi e anche sui dubb…

Il primo amore non si scorda mai

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Maggio, è arrivata la primavera. Finalmente. Lontano è l'inverno, lontani i giorni di marzo freddi e piovosi, lontane le pietre ed i “muur” del Belgio, campo di tante battaglie ad aprile. E' già tempo di gelati e di azzardati, freddi ma liberatori tuffi in mare, è già tempo di Giro d'Italia. Sarò onesto: da fervente appassionato (oserei dire “credente”) sono convinto che per comprendere davvero cos'è il ciclismo non ci si possa fermare agli spesso noiosi pomeriggi di Giro e Tour. Quando Nibali ha vinto, con un mezzo capolavoro, una altrimenti noiosissima Milano-Sanremo è stato un fiorire di elogi al suo coraggio contro “un ciclismo sempre più computerizzato”. Niente di più superficiale. Intanto perché per ogni maniacale seguace del misuratore di potenza ci saranno sempre un Nibali che scatta sul Poggio od un Contador che attacca a 60km dal traguardo. Ma soprattutto, perché il ciclismo si respira nelle classiche, non (solo) nei Grandi Giri. Perché lo spirito di questo …

Mozzarella di bufale: il Glutammato

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Con questo articolo voglio inaugurare una nuova rubrica, Mozzarella di Bufale, dedicata alle leggende, agli spauracchi, ai pregiudizi e ai luoghi comuni del gigantesco mondo dell'alimentazione. La prima a finire sotto i riflettori sarà una sostanza molto temuta, ma di fatto poco nota: il Glutammato. Ammettetelo: nessuno ha effettivamente idea di cosa sia, però sappiamo tutti, almeno per sentito dire, che “fa male”. Ed è sufficiente una rapida ricerca con Google per averne la conferma: è un fiorire di “fa male”, “come evitarlo”, “rischi per la salute”, in alcuni casi posti come domanda, in altri decisamente più fermi nella condanna.

L'origine del male
Siamo nel lontano 1968: il dottor Robert Kwok scrive una lettera alla rivista di medicina The New England Journal of Medicine, dicendo Vivo da diversi anni in questo paese, e manifesto una strana sindrome ogni volta che mangio in un ristorante cinese Descrive poi i sintomi e continua dicendo che “la causa è oscura”. Dopo averne …

Hic sunt leones: la Periodizzazione Nutrizionale

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Che l'obiettivo sia finire la gara cittadina (ah, quanti buoni propositi si sentono a Gennaio sulla Mezza di Genova!), vincere i campionati regionali o andare alle Olimpiadi cambiano le variabili dell'allenamento, ma il concetto rimane lo stesso: trovare l'allenamento che ti porti al miglior stato di forma possibile, per raggiungere il tuo obiettivo. Questa idea sembra limitata a chi si allena e gareggia, ma in realtà è applicabile a qualsiasi livello di attività fisica; infatti anche chi va a correre occasionalmente ha un obiettivo di fondo (“dimagrire”, “restare/tornare in forma” sono comunque obiettivi) ma lo lascia troppo vago, e finisce per commettere errori o allenarsi a caso: quanta gente si vede correre con 30° col k-way “per dimagrire”? Quanta gente va a correre a digiuno “per bruciare i grassi” senza sapere cosa sta facendo?! Per essere il più efficace possibile la preparazione va progettata e programmata, ed il modello di programmazione più comune è quello dell…

Le mie 25 candeline a pois

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14 Gennaio, è tempo di mettere fine ai buoni propositi. Questo compleanno sa di ultima chiamata, è una sveglia molesta che ho rimandato troppe volte ma che non posso più ignorare. E' l'eterno ritorno di vecchi sogni di gloria, sbandierati ogni anno sotto l'ingenua promessa di improbabili “salti di qualità” mai realizzati. Ogni fine dicembre Strava mi ripropone gentilmente un bel video con le mie statistiche annuali, ed è una tale Caporetto che inizio a sospettare che abbia un accordo con a) il signor Moleskine, sui cui diari rilascio fiumi di buoni propositi, obiettivi e frustrazione ogni anno; b) Jalapeño, il bar in cui vado ad affogare le delusioni nella birra. Così capodanno è tutto un fiorire di “quest'anno sarà diverso”, la cronologia del telefono mi si riempie di calendari gare e Facebook di poco caute partecipazioni ad eventi sportivi lontani mesi. Intorno all'Epifania i buoni propositi iniziano ad incrinarsi, la prova costume torna a sembrar lontana e sicur…

Lettera ad un tacchino

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7 Dicembre 2017
Caro amico, Natale è alle porte. Come ogni anno con il ponte dell'Immacolata casa Canessa inizia a riempirsi di addobbi, mia madre può finalmente mettere qualche improbabile e straziante canzone di Natale e mio padre inizia a montare il presepe mentre noi decoriamo l'albero. Ora che sono figlio unico la casa inizia ad essere un po' vuota: nemmeno Gatto sembra più interessato alle palline di Natale ed è sparito a dormire sotto qualche coperta. Così ti penso, ascolto qualche canzone triste e mi manchi un po'. E' il terzo Natale che passo senza di te, e mi chiedo se torneremo mai insieme. Devo confessartelo, anche a distanza di tutto questo tempo mi chiedo ancora cosa sia successo tra di noi, cosa si sia rotto nel nostro rapporto. Stavo così bene con te e quando penso a tutti i bei momenti passati insieme ai tuoi amici mi chiedo ancora: “Perché? Perché ho dovuto rovinare tutto?”. Non te l'ho mai detto, ma è stata dura. Quando tra noi è finita m…

La mia balena bianca: ego & sport

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Novembre, tempo di riposo (forzato nel mio caso, tanto per cambiare) e di buoni propositi. Il ponte dei Morti è il momento in cui, dopo approfonditi e svogliati studi preliminari, mi siedo davanti al mio nuovo quaderno di Tiger e butto giù i più o meno improbabili obiettivi per la prossima stagione. Ho un paio di fogli excel con tabelle e piano annuale, ma le cose mi piace scriverle a mano, su carta. E poi quel quaderno “sky-sun-mud” mi ha attirato, sembrava fatto apposta per me.
Infido mese, novembre è fame e nausea. E' voglia di velocità, di gare troppo lontane, di primavera. E' apatia verso corse attese per mesi e che ora sembrano solo un ricordo lontano, col buio che avanza tagliando i pomeriggi e la voglia di allenarsi. Sfogliando l'ennesimo libro sull'allenamento (ma ormai posso spacciarle come “spese per l'Uni”) mi imbatto in un paragrafo interessante: Selfish Runner's Syndrome (La sindrome del runner egoista). In questo periodo di stacco ripenso alle…